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Le parole chiave non bastano più

La nuova SEO è conversazionale

Per anni la SEO è stata sinonimo di “parole chiave”: bastava individuarle, inserirle nei titoli, nei paragrafi, magari anche nell’URL, e il gioco sembrava fatto. Ma nel 2025 questo approccio non è più sufficiente. Google e i motori di ricerca in generale sono cambiati. Così, anche l’ottimizzazione dei contenuti deve evolversi.
Oggi per posizionarsi serve parlare la stessa lingua degli utenti: naturale, fluida, conversazionale. Ma cosa significa esattamente?

Come cambiano le query


Le query non sono più semplici “parole chiave”


Un tempo chi cercava su Google scriveva cose come “hotel economico Roma” o “olio extravergine benefici”. Oggi, sempre più spesso, si usano frasi intere, domande, espressioni colloquiali: “qual è un buon hotel economico vicino al centro di Roma?”, “l’olio extravergine fa bene al cuore?”, e così via.
Questo cambiamento riflette un comportamento più naturale da parte degli utenti, ma anche l’evoluzione del motore di ricerca: Google ha imparato a capire il linguaggio umano, non solo a cercare parole isolate. Di conseguenza, scrivere pensando solo alle keyword è ormai una strategia datata.

La SEO diventa una conversazione con l’utente


Con l’introduzione dell’intelligenza artificiale nella ricerca, in particolare con strumenti come la Search Generative Experience – SGE, Google non si limita più a restituire link, ma riassume le risposte come farebbe una persona.

Questo cambia tutto.

Per “piacere” a Google oggi, un contenuto deve sembrare una risposta naturale a una domanda reale. Deve essere chiaro, diretto, scritto in modo che anche l’intelligenza artificiale possa leggerlo, capirlo e magari citarlo nel box in cima ai risultati.
Non serve più ripetere la stessa frase dieci volte. Serve spiegare bene. È qui che la scrittura conversazionale entra in gioco: usare un linguaggio semplice ma preciso, anticipare le domande del lettore, offrire un contenuto utile e fluido.

Come si scrive in modo conversazionale e senza perdere autorevolezza


Scrivere in modo conversazionale non significa essere superficiali. Significa essere umani, autorevoli ma accessibili. Ecco alcuni principi pratici:

  • Rispondi a una domanda reale: ogni articolo dovrebbe partire da un bisogno concreto del lettore.

  • Semplifica dove puoi: evita giri di parole, tecnicismi inutili e frasi troppo lunghe.

  • Sii diretto: parla al lettore, non intorno a lui. Anche un “tu” ben dosato può funzionare.

  • Usa esempi concreti: aiutano a spiegare e aumentano la fiducia.

  • Struttura bene il contenuto: titoli chiari, sottotitoli significativi, paragrafi brevi, elenchi puntati.


Queste accortezze migliorano sia l’esperienza del lettore sia la leggibilità per Google.

Le entità contano più delle parole singole


Un altro aspetto importante della nuova SEO riguarda ciò che Google “vede” oltre le parole: le entità, ovvero persone, luoghi, aziende, concetti. Google costruisce collegamenti tra questi elementi per capire meglio di cosa parli un contenuto.
Ecco perché è utile contestualizzare ciò che scriviamo: ad esempio, se parli di “olio extravergine”, specifica se è toscano, biologico, DOP, usato a crudo o in cottura. Più il contenuto è completo e informativo, più Google lo considera affidabile.

In sintesi: scrivi come parli, ma con metodo


La nuova SEO (ormai da qualche anno) non è più una gara a chi infila più parole chiave, ma un esercizio di chiarezza, coerenza e utilità. Scrivere contenuti che suonano naturali, che rispondono davvero alle domande e che mantengono un tono coinvolgente è oggi la strategia più efficace per emergere.

Google premia chi conversa bene con i propri lettori e chi struttura gli articoli come una risposta sincera e ben strutturata a una domanda reale, è già sulla strada giusta.

Da SEO a GEO: ottimizzare per i motori “generativi”


Cos’è la GEO


Generative Engine Optimization (GEO) è l’insieme di pratiche per far sì che i motori generativi (ChatGPT/Copilot, Gemini/AI Overviews, Perplexity, Claude, ecc.) capiscano, citino e incorporino i tuoi contenuti nelle loro risposte. L’obiettivo non è solo “posizionarsi” tra i link, ma entrare nelle risposte generate come fonte affidabile.

Perché è importante adesso


Gli utenti ricevono sempre più risposte sintetizzate dall’IA in cima alle SERP o direttamente in chat, con un impatto sui click ai siti. Per i brand questo significa: meno traffico da risultati tradizionali, più valore nell’essere citati dai sistemi generativi. Di qui la necessità di ottimizzare per essere compresi, selezionati e referenziati dai modelli. Anche piattaforme e tool stanno nascendo apposta per misurare visibilità e citazioni “nei LLM”.

📌Il nostro consiglio

La GEO non sostituisce la SEO: la estende. Continuano a servire basi tecniche solide, contenuti di qualità e autorevolezza; ma ora il traguardo è apparire come fonte dentro le risposte dell’IA, dove si sta spostando l’attenzione dell’utente.



Come ottimizzare i contenuti in ottica GEO


1) Risposte chiare e “riusabili”
  • Struttura contenuti answer-first: titoli espliciti, paragrafi brevi, bullet con fatti verificabili.

  • Crea FAQ/HowTo su domande reali (long-tail, problemi, confronti).

  • Inserisci riassunti e takeaway a fine sezione: aiutano l’estrazione.

2) Entità e autorevolezza (E-E-A-T per l’era generativa)
  • Rafforza le entità del brand: pagina “Chi siamo” completa, profili autore con credenziali, collegamenti coerenti (LinkedIn, registri, Wikidata/Knowledge Graph se presenti).

  • Supporta affermazioni con fonti e dati primari (studi, numeri proprietari, metodologie). I modelli tendono a preferire contenuti citatili e verificabili.

    3) Dati strutturati e segnali tecnici
  • Usa schema.org (Article, Organization, Product, FAQPage, HowTo, Review…).

  • Mantieni URL puliti, pagine veloci e accessibili (per il crawling dei bot LLM e dei motori).

  • Aggiorna sitemap e date di ultimo update: la freschezza è un forte segnale nelle risposte.

4) Copertura informativa completa (topic depth)
  • Crea content hub che coprano l’argomento a 360° (guide, glossari, confronti, checklist).

  • Offri esempi, tabelle, casi studio locali/globali: materiale che i generativi possono riassumere e citare.

5) Aprire (o gestire) l’accesso ai bot
  • Valuta il file robots.txt per i crawler dei modelli (es. Google-Extended, GPTBot, Perplexity-Bot): decidere se consentire o meno è una scelta strategica; se consenti, assicurati che le pagine “core” siano crawlable e chiare.

6) Monitorare le citazioni “nei LLM”
  • Traccia dove e quando il brand viene mostrato/citato nelle risposte AI; alcuni CMS e tool offrono già report di visibilità generativa e query monitorate. Usa insight per colmare gap di contenuto.


Da SEO a GEO in sintesi



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